Care bambine e cari bambini, care ragazze e cari ragazzi, care famiglie, care e cari docenti, personale educativo, amministrativo e collaboratore,
iniziare un nuovo anno scolastico significa sempre aprire una porta. Per me, quest’anno, significa anche attraversarla per la prima volta insieme a voi, assumendo la responsabilità di guidare l’Istituto Comprensivo “Costantino Nigra”. Lo faccio con emozione, con rispetto per la storia di questa scuola e con il desiderio di costruire, insieme a tutta la comunità, il suo futuro.
Vorrei partire proprio dal nome che portiamo.
Costantino Nigra fu diplomatico, ambasciatore, uomo di cultura e di relazioni. Nella sua vita attraversò Paesi e culture diverse e seppe costruire relazioni, trovare punti di incontro, creare ponti. Mi piace pensare che questo nome racchiuda una metafora preziosa per la nostra scuola: costruire ponti. Ponti tra persone e generazioni, tra culture e sensibilità diverse, tra ciò che conosciamo e ciò che dobbiamo ancora scoprire. E, soprattutto, ponti tra scuola, famiglia e territorio.
Il nostro Istituto accompagna bambine e bambini, ragazze e ragazzi dai primi anni della scuola dell’infanzia fino alla conclusione della scuola secondaria di primo grado. È un percorso lungo e delicato, nel quale ogni fase ha il proprio significato: la scoperta, la conquista dell’autonomia, l’apprendimento, la costruzione delle relazioni, la formazione dell’identità e, infine, l’inizio di nuove strade.
In questo percorso, nessuno dovrebbe sentirsi solo. È questa, per me, l’idea più autentica di comunità educante. Una scuola non è fatta soltanto di aule, programmi, libri, registri e voti. È fatta soprattutto di persone che si incontrano e condividono una responsabilità: accompagnare ogni bambino e ogni ragazzo nella crescita.
Vorrei una scuola insieme accogliente ed esigente: accogliente, perché ogni persona deve sentirsi vista, ascoltata e rispettata; esigente, perché accogliere significa anche credere nelle possibilità di ciascuno e non rinunciare mai ad aiutarlo a dare il meglio di sé.
Una scuola che sappia insegnare conoscenze e competenze, ma anche curiosità, responsabilità, autonomia e capacità di stare con gli altri. Una scuola nella quale ci sia spazio per le domande, per gli errori e per la possibilità di ricominciare.
L’inclusione sarà parte essenziale di questo cammino. Non soltanto perché abbiamo il dovere di rimuovere gli ostacoli che possono impedire a qualcuno di partecipare pienamente alla vita scolastica, ma perché una comunità è davvero tale quando ogni persona sa di avere un posto, di essere riconosciuta e di poter contribuire.
E una comunità educante non può esistere senza un’autentica alleanza educativa tra scuola e famiglia. Il dialogo, la fiducia e la corresponsabilità saranno perciò fondamentali nel nostro cammino insieme.
Alle famiglie vorrei chiedere fiducia, dialogo e partecipazione.
Ai docenti vorrei chiedere di continuare a guardare ogni alunno non soltanto per ciò che è oggi, ma anche per ciò che può diventare.
Al personale educativo, amministrativo e collaboratore vorrei chiedere di sentirsi, a pieno titolo, parte di questa responsabilità, perché la cura di una scuola passa attraverso ogni persona che vi lavora e ogni gesto, anche quello che spesso rimane meno visibile, contribuisce a costruire la qualità della nostra comunità.
E a voi, bambine, bambini, ragazze e ragazzi, dico una cosa semplice: questa è la vostra scuola. Abbiate curiosità. Fate domande. Siate gentili. Abbiate il coraggio di provare, anche quando avete paura di sbagliare. Un errore non dice chi siete: dice soltanto che state imparando. E ricordate: un voto può misurare una prova, ma non può misurare il vostro valore. Vorrei che, alla fine di ogni percorso, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria, ciascuno di voi potesse guardarsi indietro e dire:
“Qui sono cresciuto. Qui ho imparato. Qui qualcuno ha creduto in me.”
Questa è, per me, la scuola che vale la pena costruire: una scuola nella quale nessuno debba chiedersi se c’è posto per lui o per lei, perché il posto di ciascuno c’è.
Una scuola capace di costruire ponti, proprio come ci ricorda il nome che portiamo.
Quei ponti li costruiremo insieme: bambine e bambini, ragazze e ragazzi, famiglie, docenti e personale della scuola.
Perché educare è un viaggio che nessuno può fare da solo.
Buon anno scolastico a tutte e a tutti noi.
La Dirigente Scolastica
Maria Beatrice Calandri
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